IL SIGNORE DEI TRANELLI

Come nasce Il signore dei tranelli?
Prima di parlare del romanzo, facciamo un breve riassunto del contesto in cui è nato: l’Harvard Lampoon è una confraternita universitaria nata nel 1876 nell’omonima università, e si occupa fin dalle sue origini di humour. Negli anni ’60 inizia a interessarsi al genere della parodia, seguendo la teoria secondo cui si può sfruttare un fenomeno commerciale senza restare invischiati nei meandri della copyright facendone una versione comica o satirica (tanto che nell’introduzione si legge che i due scrittori, quando iniziarono l’opera, per prima cosa si procurarono una copia della legislazione internazionale sui reati di stampa).
Bored of the Rings non nasce quindi come un omaggio disinteressato all’opera del Professor T., bensì come un modo di fare un po’ di soldi facili per rimettere in sesto l'allora critica situazione finanziaria dell’Harvard Lampoon. Scritto da Henry N. Beard e Douglas C. Kenney durante l’inverno del 1968 e pubblicato negli Stati Uniti nella primavera del 1969, Il signore dei tranelli (d'ora in poi ISDT) divenne quasi subito oggetto di culto vendendo oltre due milioni di copie, ma non riuscì ad andare oltre i confini nazionali. Ciò avvenne qualche decennio dopo, quando il primo capitolo della trilogia cinematografica di Peter Jackson fece riesplodere in tutto il mondo la Tolkien mania con tutto ciò che ne consegue, parodie comprese. Ed ecco che anche ISDT torna alla ribalta e inizia a fare il giro del mondo: nel 2001 viene pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna, dove scala tutte le classifiche e conta otto ristampe in pochi mesi. L’anno successivo è la volta della Francia, dove registra un altrettanto notevole successo, e quindi dell’Italia: arriva nelle librerie nel novembre 2002 ad opera di Fanucci Editore, e dopo un mese è già in ristampa. Attualmente nel nostro paese ISDT è giunto alla quarta edizione.

Trama
Dildo Babbins, il possessore dell'anello, organizza una festa per tutti gli abitanti della Cloaca, il paese degli sghorbit, e durante i preparativi arriva Gondolf il mago per avvisarlo che l'anello che anni prima aveva rubato a Pollum è l'inestimabile anello di Salmon, l'oscuro signore che ora lo rivuole... Dopo la festa, in cui gli sghorbit si strafogano in maniera animalesca, Dildo affida l'anello a suo nipote Brodo, spinto (o costretto?) a portarlo nella Grande Vagina del monte Fatto per distruggerlo tra le fiamme. Viene accompagnato nell'impresa dal suo (in)fedele servo Spam e dai gemelli Mexy e Pepsi Belzebuck, ma per strada troverà l'aiuto anche di altri personaggi, tra cui il balengo Aragost, il guerriero Borotalc, il nano deforme Girmi e l'ambiguo elfo Lerciolas.

Commento
Come ha affermato Peter Jackson in un'intervista sul lato comico dell'opera di Tolkien, non è difficile fare della satira su un soggetto come Il Signore degli Anelli, dove imperversano tipi in calzamaglia, alberi che parlano, elfi dalla sessualità ambigua, nanerottoli che combattono un bulbo oculare gigantesco e comunque una serie di situazioni facilmente ridicolizzabili, come il fatto che potenti e saggi stregoni mandino un poveretto inesperto a buttare l'anello in un vulcano a due passi dal signore assoluto del male. Leggendo il riassunto qui sopra - o se avete letto il libro, naturalmente - vi sarete accorti di che tipo di comicità si tratta: abbastanza semplice e spesse volte volgare, quanto basta per strappare un facile sorriso al lettore. Gli elementi comici su cui gli scrittori hanno insistito particolarmente sono abbastanza intuitivi: lo stravolgimento della natura dei personaggi positivi, che perdono tutte le loro buone qualità per diventare imbroglioni, codardi, tutt'altro che altruisti e leali verso i propri compagni, oltre che brutti, deformi fisicamente e abbigliati con cattivo gusto (non sono risparmiati neanche gli antagonisti, ridotti a dei poveri idioti); la contaminazione di un mondo vagamente medievale con elementi più o meno moderni, come scaldabagni, hamburger, scarpe da basket, esplosivi moderni e droga di vario genere (naturalmente tutta la tecnologia tirata in ballo è ferma agli anni sessanta, il periodo in cui è stato scritto il libro); la ridicolizzazione della cavalleria e dei modi cortesi di cui è pieno l'originale (basti pensare al modo con cui Brodo saluta Girmi: "possano le vostre emorroidi rimpicciolire senza intervento chirurgico"); una rielaborazione linguistica dei nomi di personaggi e luoghi, tra l'atro resi e riadattati meravigliosamente nella traduzione italiana da parte del Collettivo Autonomo Rumente; infine qualche citazione colta di elementi linguistici e storici della tradizione letteraria anglosassone, come il poema epico Beowulf. Il tutto seguendo una trama che non si discosta particolarmente dall'originale, almeno all'inizio; infatti gli avvenimenti successivi alla Compagnia dell'Anello sono stati selezionati molto di più, e occupano metà del libro.

Non bisogna però dimenticare che Douglas e Kenney hanno realizzato questa parodia prima di tutto per riempirsi le tasche, e quindi non era nel loro interesse creare un'opera che facesse della satira intelligente; la stessa natura goliardica dell'Harvard Lampoon comportava questo. Tanto che Tolkien stesso lesse questo libro, e affermò di non capire l'ironia del testo. Ma probabilmente non c'era alcuna ironia da capire, si era scelto di parodizzare ISDA non per evidenziare i suoi argomenti deboli (quelli citati all'inizio di questo commento, cioè le esagerazioni varie), bensì per il suo successo commerciale. Si tratta quindi di una meschina opera destinata al riciclo della carta di cui è composta? Questa è l'opinione dei puristi di Tolkien (fatevi un giro per la rete e leggetevi i commenti a ISDT: "GUAI A CHI TOCCA TOLKIEN!", "CHI HA OSATO PROFANARE IL SIGNORE DEGLI ANELLI!?", "AL ROGO!", "SCANDALO!"), ma personalmente penso che non sia poi così male, questo libro: nonostante tutte le critiche è stato il primo tentativo di satireggiare l'opera di Tolkien, ed ha avuto all'epoca un grande successo negli Stati Uniti, come qui in Europa quando è arrivato nel 2001, e un motivo pure ci sarà. Ci saranno anche quelli che si sono pentiti di averlo comprato; e devo dire che ero uno di quelli, alla prima lettura del libro, perché sinceramente mi aspettavo di meglio. Probabilmente questo è successo perché ad una prima impressione sembrava un semplice stravolgimento in volgarità dell'originale, ma andando avanti a leggere il racconto acquisiva sempre più una sua autonomia, e ho cominciato a leggerlo di per sé, e non raffrontandolo continuamente con i film e i libri Tolkieniani. Ad una seconda lettura poi non ho più avuto rigetti, e mi piaceva di più. Ma lasciando da parte i miei pareri personali, bisogna dire che comunque alcune trovate degli autori, seppur rare nel testo, sono davvero divertenti. In conclusione, che dire? Beh, sicuramente se siete dei puristi di Tolkien o non siete bendisposti nell'affrontare delle parodie un po' audaci come questa potrete fare anche a meno di leggere ISDT; se invece siete disposti a farvi qualche risata facile, vedere come si faceva una parodia negli anni sessanta o semplicemente non riuscite a leggere Il Signore degli Anelli perché è troppo lungo o comunque volete farvi una lettura un po' alternativa allora vi consiglio di procurarvelo e leggervelo.